Ma annusami il fiore!

Beppe, ti sta squillando il piede!
martedì, 24 novembre 2009

Era una bellissima mattina di agosto. Pino stava lentamente prendendo coscienza della realtà, stiracchiando con piacere braccia e gambe sotto le lenzuola. Il mondo dei sogni usciva in punta di piedi, a poco a poco, dissolvendosi tra le luci del giorno. Si stropicciò gli occhi, ravanò alla cieca sul pavimento, grattatine di palle, infine prese il cellulare.

 

Guardò l’ora.

 

“Cazzo! – esclamò – Dovevo essere al lavoro dieci minuti fa!”

 

Come una slavina fuori stagione, Pino scese dal pendio lettifero travolgendo ogni ostacolo sul cammino. Si sfilò il pigiama, aprì l’armadio, pescò a caso un abbinamento dal mazzo, e si vestì. Cinquantotto secondi, record del condominio. Il primato per il quartiere spettava infatti al sig. Renzulli, di quattro civici più avanti, beccato dai vicini in atteggiamenti equivoci con la gatta.

 

Pino fece mente locale: avrebbe saltato colazione, igiene personale, e pausa cesso. Doveva solo ricordare dove fossero le chiavi dell’auto e partire. Ma ecco che, mentre rovistava sotto ad un cumulo di pantaloni, qualcosa d’improvviso si destò.
 
Tensione.

 

Alle sue spalle incominciò a soffiare un vento gelido, penetrante. Grosse nubi nere si condensarono dentro la stanza. Pino rimase immobile, pietrificato, fissando la parete bianca davanti a sé mentre la luce mattutina cedeva il passo alle oscurità infernali. Un lontano rumore, quasi un sommesso ringhio, cominciò a pervenire dal letto. Era feroce, rabbioso, e la sua intensità non accennava a calare.

 

Con estrema cautela Pino cercò di voltarsi, trattenendo a stento la voglia di fuggire. La violenza degli elementi ora infuriava: c’erano detriti ovunque, oggetti che turbinavano, porte e finestre che sbattevano, e ombre malefiche che apparivano sui muri. La stanza pareva rimpicciolirsi secondo dopo secondo, la realtà stava collassando come in un buco nero.

 

Quando tutto sembrò sul punto d’implodere, una sagoma apparve distesa sotto le lenzuola. Si alzò di scatto, quasi fosse un coltello a serramanico, ed il silenzio tornò. Pino osservava terrorizzato quella spettrale visione, proteggendosi come poteva dietro la valigetta. Molto lentamente, ecco che il velo del lenzuolo iniziò a caderle di dosso, centimetro dopo centimetro. Il sangue nelle vene di Pino stava diventando di ghiaccio. Il respiro sussurrato, l’angoscia, il cuore impazzito. La vita gli scorse davanti le pupille, l’anima cercò invano di staccarsi dal corpo.

 

Infine, l’essere parlò.

 

“Tu – disse, con la voce che può essere solo di demoni ultraterreni e angeli caduti -, tu, Pino, non mi hai dato il buongiorno”.

 

 

Era Matilda.

 

La moglie.

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categoria: vivere

lunedì, 23 novembre 2009

Back To Cina

Ma andiamo con ordine.

Spinto dalla voglia di assaggiare ancora la succosa 
frutta esotica, qualche giorno fa decido di tornare in terra straniera: Palermo. Nuovamente in aereo, l'unico mezzo in grado di raggiungere la Sicilia evitando inconvenienti come code, caselli, animali kamikaze che attraversano l'autostrada, e immigrati ai semafori con quei cazzo di fiori.

Il viaggio

Come da tradizione, un attimo prima di partire le gentilissime hostess hanno deliziato i passeggeri col regolamento interno, alias cosafarequandotuttovaaputtane.

Vediamo insieme alcuni punti salienti:



È severamente vietato introdurre a bordo cellulari degli anni '80



Togliersi le scarpe può provocare svenimenti e incidenti aerei. In tal caso ricordiamo che è proibito avere: dentiere, occhiali che ridono, sigarette giganti, piedi.



In caso di emergenza, Cenerentola non può usufruire dello scivolo di salvataggio.



Attenzione: in caso di ammaraggio il salvagente cercherà di infilarsi sotto la vostra gonna.



Nonostante sia difficile resistere, vi invitiamo a non avere rapporti orali col salvagente.



Se siete sprovvisti di salvagente, rubatelo al bambino più vicino.



I portelloni gialli possono essere aperti solo da esperti di Judo.



Le uscite di sicurezza possono essere utilizzate solo da donne prive di culo e tette.



Attenzione: una volta usciti tenteranno di rapirvi.



Per evitare il panico in caso di incidente, una nostra inserviente si metterà a pecora.

Finiti questi piacevoli convenevoli, e grattato quanto c'era da grattare, partiamo. Il viaggio è sereno e rilassante: uscire dalle nuvole per assaporare il sole è qualcosa di magico. Dona un senso di pace indescrivibile. Attimi di pura poesia. Se poi la vostra vicina di poltrona è un'esperta di piercing al capezzolo gli argomenti di discussione non mancano. Brigitta, 72 anni. Gran donna.

L'arrivo

La mia ritrovata felicità sbiadisce però in poco. Ad attendermi allo sbarco trovo due elementi di disturbo: Puntinonima e la nebbia. Entrambe appiccicose, entrambe grigie, entrambe umidicce. Sebbene la prima sia facilmente ammansibile con due colpi di frusta (seguiti dall'immancabile frase "a cuccia, stronza!"), la seconda ha invece ampliamente tritato i maroni, per dirla in modo barocco. Ora, io non vorrei sembrare paranoico, ma se su duevoltesuduechevadoaPalermo trovo sempre - e dico sempre - il maltempo, mi pare evidente che vi sia una sola, razionale spiegazione: i palermitani lo fanno apposta. Hanno chiamato dalla vicina Africa un nugolo di sciamani per modificare il clima, e ogni volta che prendo l'aereo si sparano quella danze dalle palle al vento che ho visto col Piero Angela!

Alcuni addirittura fingevano di non averla mai vista, la nebbia. Camminando in quel paesaggio londinese, tra un monumento offuscato e una bancherella abusiva, si poteva udire ogni tanto
 
<<Ma cu minghia è questa robba? Nebbia? E come minghia si scrive, ah? Enne-ie-ipsilon-acca...eh? Cà dicisti?>>

Momenti salienti

Per non sembrare la Flavia Vento della situazione, ho dovuto imparare alcuni vocaboli e determinate espressioni dello slang siculo/cinese, diciamo i più usati tra la popolazione indigena locale:
  • crasto: aggettivo maschile, deriva da ariete, l'animale vigoroso. Termine bivalente, usato sia per indicare una persona di grande spirito, sia per ricordare all'altro che non passerà più sotto le porte, in quanto grandissimo cornuto.
  • topadre: termine di moto a luogo. Si usa per commissionare l'offesa a qualcuno non presente sulla scena, solitamente il genitore.
  • rraggia: derivato dal latino "pigghia fuoco!", è un termine desueto che si ode solo al mercatino del pesce, e serve a descrivere lo stato d'animo del pescivendolo un attimo prima che imbracci la lupara.
  • abbaniato: antica pratica dell'arte della vendita. Consiste nell'inspirare aria a pieni polmoni, per poi enunciare al pubblico la qualità della merce esposta. Fonicamente assomiglia a Wanna Marchi che intona ruttando una canzone death metal scandinava.
  • CALACI IU PUIPPU!!!: ovvero calaci il polpo. Esclamazione poetica con vaghi rimandi sessuali, che nasce spontanea vedendo due giovini abbracciati in riva al mare. Ottima per rompere il ghiaccio.

Conclusioni

I palermitani sono gente calorosa e gentile, persone dallo spiccato senso d'accoglienza e infinità bontà, che sanno ridere e farti sentire come a casa. Tranne quello che mi ha ospitato per la notte.

"Ah, sei musicista? E che musica fai? Rap?
"Ahah! No, guardi, io solo musica vera!"
"Mio figghio fa musica rap."

Il resto è storia e lupara caricata a sale grosso.

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categoria: vivere

venerdì, 20 novembre 2009

Devo dire che
"ti frusto le tette"
è sicuramente la miglior chiave di ricerca usata per arrivare su questo blog.

ruttato da InvisibleKid alle ore 20:45 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: non-sense

giovedì, 19 novembre 2009

Aggiornamenti vari

  • Alanazzo si è finalmente fatto sentire: sta bene, ha trovato casa, lavoro e amici. Sono contento, se lo merita. Mentre si gode l'aria londinese io sto preparando il piano per farlo tornare in Italia. Sono solo indeciso sull'ordine dei punti: incendiare il ristorante dove lavora viene prima o dopo lo squartamento dei suoi nuovi amici?

  • Mia madre ha completamente rimosso gli ultimi eventi dalla memoria. Parla, sorride, fa domande normali... Ora so come si è sentita la gente sul Titanic, mentre la nave affondava e l'orchestra continuava a chiedere cosa preferissero tra walzer e liscio.

  • La mia Punto, sopravissuta a svariati attacchi ROM e a due fuori pista nel fosso, ha deciso di far morire la frizione dopo ottantamila chilometri. Fossi in voi, nei prossimi giorni ascolterei gli appelli di Maroni, ed eviterei località a rischio attentati terroristici, tipo tutte le concessionarie FIAT da qui fino a Torino.

  • Colloqui di fine anno: mentre i responsabili di tutti i settori danno un preavviso di qualche giorno al dipendente, per Minimo il tempo di preavviso varia tra i 5 e i 7 secondi, e coincide con la frase "tu adesso entri in ufficio".

  • Previsto un mio imminente ritorno in Cina. Diciamo sabato e domenica. Motivo? Dicono che là abbia appena aperto una delle migliori agenzie di taxi, gestita da rumene bsx/lsb con considerevoli bagagli culturali per gite turistiche monumentali. Oh, quando si tratta di cultura mica posso tirarmi indietro, no?
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categoria: vivere

giovedì, 19 novembre 2009

Leviathan

"In principio era il Caos. Una voragine senza fine, sterminata e nera"

La figura sostava sotto la pioggia, all'imbrunire dell'ultimo giorno. Rivoli lenti colavano sopra la tunica senza contaminarne la trama. Il sottile sussurrio della pioggia accompagnava i battiti del cuore. La forza del vento scuoteva i lembi del cappuccio e delle maniche, trasmettendo all'uomo un'innaturale frenesia. Un senso di vacuo tormento, come quello degli alberi resi vivi dall'agonia della tempesta, ne circondava i contorni. Nel mezzo di un'ignota via, ai confini ovest del regno, sarebbe iniziata la fine.

Non passò molto perchè qualcuno notasse il solitario. I furfanti governavano ove la giurisdizione veniva meno, muovendo viscidi tentacoli su qualunque appetibile occasione. Il loro dominio nel tempo si era consolidato, diventando essenza in Tamriel, la città dei Dannati, il luogo ove l'inferno incontrava sè stesso. Malal, figlio di un assassino e di un vuoto destino, uscendo dalla taverna decise che avrebbe onorato la scomparsa del padre versando sangue, ad un anno esatto dalla morte. Non importava di chi, il dolore non necessitava di un senso.

Folli idee sorgono dalle ombre della coscienza obliata, perchè in essa si cela la scintilla di un Caos primordiale, il primo e solo padrone, tumefatto e arreso ospite sopito, sospeso e sepolto in miliardi di frammenti chiamati anima. Sepolto ma non morto.

Malal ghignò rumorosamente avvicinandosi allo sconosciuto. Vide che sul volto non c'era espressione. Ovunque fosse quella mente doveva trattarsi di un posto dolorosamente vuoto. Si trattenne per qualche istante, scrutando nelle pupille dell'estraneo la possibile reazione, ma non percepì sintomo di vita. Parlò, recitò la parte che gli spettava con platealità e sentimento, quella del rude e duro, ma non giunse risposta. Un muro di silenzio costrinse Malal ad annoiarsi del proprio stesso monologo. Una piccola folla di curiosi si era intanto riunita davanti ai due. Della stessa razza di Malal, inneggiavano alla violenza e alla perdizione.

Fu allora che colpì: una forte stoccata alla base della testa, sopra le spalle, con la Furibo del genitore compianto. Avrebbe finalmente assaggiato altro sangue, nella speranza di lavare via le lacrime da una vita morta, nelle scelte ancor prima del più flebile vagito. La punta, sebbene fosse leggermente smussata, avrebbe reciso il collo all'altezza di Epistrofeo, la seconda vertebra. Una morte dolorosa per uno, corroborante per l'altro.

Ma la lama non penetrò la carne. A onor del vero non la toccò mai. In quello che sembrò un improvviso gesto di difesa, l'uomo  si voltò verso Malal, e sollevando il braccio vi fece infrangere l'arma. I suoi occhi ora erano sbarrati, il viso tirato, la bocca contratta.

Confuso dalla tempesta e dalle urla dei compagni, Malal non fece caso a molti particolari. Non notò che l'impatto era avvenuto in completo silenzio. Non si accorse che nessun pezzo di metallo aveva più toccato suolo. Non capì che la lama si era dematerializzata. Pensò di aver urtato un'armatura nascosta sotto gli abiti. Un cavaliere in incognito in terre lontane. Ma cosa più importante, non fece caso al respiro: mentre tutti emettevano regolari sbuffi di vapore dalle narici e dalla bocca, strappati con avidità dal vento della bufera, qualcosa impediva all'uomo vestito in quella tunica nero e ruggine di fare altrettanto.

Muniti di lance e bastoni, e spinti dal richiamo della notte di cui impuramente si ritenevano figli, mossero all'unisono contro la figura immobile. Nessuno di essi comprese la furia che li investì. Solo Malal, in ultimo, potè ammirare le ombre della morte fuoriuscire dal petto dello sconosciuto, e decomporre la realtà circostante. In un gemito di dolore e stupore si lasciò ipnotizzare da esse, prima di venirne infine corroso.



Leviathan aveva mosso il primo passo contro il mondo.

 

ruttato da InvisibleKid alle ore 19:32 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
categoria: caos

giovedì, 19 novembre 2009

Per il momento sono qui

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categoria: musica

martedì, 17 novembre 2009

Di questa vita ho accettato le giornate immobili, i silenzi, il vuoto e la solitudine dell'essere sè stessi. Ho accettato di vedere gli amici, il tempo, i sorrisi e la sovrastimata felicità scorrere davanti agli occhi. Di questa vita ho accettato le aspettative infinite, la fatica, le sconfitte. Ho accettato la violenza di quando non potevo difendermi sulla pelle. Fisica, mentale, spirituale, e di qualsiasi altro tipo si possa parlare. Ho preso tutto e l'ho ammucchiato in un angolo, mettendomi da parte ogni volta. Ho accettato di essere vissuto senza figura paterna. Ho accettato di aver perso l'emotività negli anni. Ho accettato un cammino lungo e difficile per ritrovarla. Ho accettato di farmi male per questo, di soffrire piuttosto che ignorare. Ho accettato le cure, ho lasciato che qualcuno mi dicesse cosa fare. Ho messo nuovamente da parte tutto me stesso, l'orgoglio, le cicatrici, la rabbia. Una rabbia che ironicamente non so esprimere perchè nessuno me lo ha mai insegnato. Ho aspettato venticinque anni nella paura di trasformarmi in ciò che non avrei voluto, e che quasi ero diventato. Ho accettato di essere cresciuto male, piegato dal vento nero. Un vento che negli anni è penetrato nelle ossa, corrodendo, bruciando, rovinando. Provocandomi l'osteoporosi della fiducia. Ho accettato in ultimo di essere giudicato per questo, di essere a volte additato come malato e come causa persa. Non mi sono mai accettato per quello che sono, sia sul piano estetico che morale, ma lo sto sopportando, e di questo tormento non avrò mai abbastanza. 


Ho accettato perchè così mi è stato insegnato.


Ma non accetterò mai che ora, una persona, che si considera mia madre, mi dica di non azzardarmi a fare male alle persone. Non accetterò che mi dica di pensare agli altri, ai loro bisogni e alle loro sofferenze. Non accetterò di essere messo da parte di nuovo. Non accetterò MAI che proprio lei mi metta per l'ennesima volta in secondo piano, facendomi pesare il suo dolore, le sue aspettative, e quell'idea distorta della vita che ha. Non accetterò, dopo averle  messo - cuore in mano - questi ultimi 3 anni di vita davanti, di sentire una parola di più su cosa non dovrei fare.

Se nemmeno il sacrificio totale basta a far cambiare idea a questa persona, significa che questa persona ha dei problemi. Potrà arrogarsi la ragione ma resterà ad urlare nel vuoto.

E adesso non riesco più a chiamarla mia madre.

Dopo 25 anni di vita la consapevolezza di essere soli uccide.
ruttato da InvisibleKid alle ore 19:45 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
categoria: vivere, come mi sento

lunedì, 16 novembre 2009

Basta un dito per cambiare un accordo.

Un.
solo.
dito.

Sono giorni in cui sento di dover cambiare direzione alle cose.

ruttato da InvisibleKid alle ore 17:19 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
categoria: come mi sento

domenica, 15 novembre 2009

Al lupo al lupo!


Pochi minuti e il soggetto, tramite web-cam, mostra il volto. Questo volto.


 
ruttato da InvisibleKid alle ore 23:26 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
categoria: chat

domenica, 15 novembre 2009

Cannibali della disperazione

La notizia entra in redazione con violenza: incidente mortale nel cuore della notte, un morto e tre feriti gravi. Due famiglie spezzate lungo una strada buia, cancellate dall'imprudenza al volante. Lui aveva solo 37 anni. La fidanzata lotta tra la vita e la morte. Gli altri due sono in prognosi riservata.

Guardo l'espressione del mio capo mentre ripete le notizie che apprende dalla cornetta. Una faccia scura, grave. Nella sala regna un silenzio irreale. Nessuno batte più un tasto. Non sento nemmeno il mio respiro.

Ci sarebbe da chiedersi quante volte abbiamo pregato di non ricevere una telefonata di questo tipo. Poche semplici parole e il tuo mondo sfuma lontano. Perso. Uno squarcio nella tela che non si sanerà mai più. Un tormento angosciante per chi resta.

Il capo riaggancia.

Tentenna. Siamo tutti sospesi in un limbo fuori dal tempo. Un altro telefono squilla ma nessuno risponde.

"Evvai!! Forza ragazzi, dobbiamo sapere tutto di tutti! Nicolò chiama il 118, fatti raccontare in che stato li hanno trovati, com'è morto il tizio, se lascia dei figli e quant'altro!"






Dio, quanto amo il giornalismo!
ruttato da InvisibleKid alle ore 21:44 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: giornalismo

Chi sono io? Ma chi sei tu!

Utente: InvisibleKid
Nome: Nicolò
L'erba cattiva che non muore mai.


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